
"[...]In sintesi si può affermare che il vero segreto del modo di progettare di Roberto sta nel controllo sapiente
delle forme, dei colori, del tempo e del ritmo. Controllo progettuale che può fare grazie alla conoscenza profonda della natura
che gli consente accostamenti ed associazioni di piante ad altri impossibili. La stessa osservazione della natura gli ha dato,
come già visto, gli strumenti per percepire lo svilupparsi della tridimensionalità nel tempo. Per questo ha una grande capacità
di progettare i suoi volumi sapendo bene quali siano i ritmi e le modalità di evoluzione di ogni pianta da lui sperimentata.
Questa capacità di progettare fa sì che le sue composizioni, anche le più piccole dimensionalmente partecipano di uno spazio dilatato alla
conquista del paesaggio circostante; mai quindi "hortus conclusus" ma sempre, panorami lontani, profili di monti, linee del mare,
masse di foreste, o sky line di una città, tutto per allontanare i confini precisi di una composizione, e far giocare lo stesso
ruolo ad elementi vicini e lontani.[...]" Tratto da: Stimoli di una lezione di cultura della progettazione, dell' arch. prof. Giulio G. Rizzo nel suo libro:
Roberto Burle Marx, il giardino del Novecento, Ed. Cantini 1992 Firenze


Brano tratto da: Carlo Scarpa, opera completa, “può l’ architettura essere poesia?”
Conferenza tenuta da Carlo Scarpa all’ Accademia di belle arti di Vienna nel 1976


[..]
"Per combinare le tradizioni paesaggistiche giapponese e occidentale, il progetto
di Takebe ha previsto due tipi di accostamento. II primo, piu scontato, è quello
estetico: i fiori vivaci sono combinati per colori, tonalità e forme, oltre a
comprendere i verdi scuri e i grigi della tradizione giapponese. Peonie,
nontiscordardime, anemoni e tulipani sono solo alcune delle oltre trecento
specie di piante fatte arrivare da ogni parte del mondo."

Tratto da:
Nuovi giardini giapponesi, Ed Logos Modena 2002