studio ArtNatura, progettazione giardini e paesaggio

BRANI INTERESSANTI SUI GIARDINI E NON SOLO

  1. Gertrude Jekyll, da "Bosco e giardino" pg.145/156, paragrafo: Giardini grandi e piccoli, Franco Muzzio editore, 1989 Padova
  2. Pietro Porcinai, intervista
  3. Il giardino roccioso di un socio piemontese de11'ADIPA,pg72/77, articolo tratto dalla rivista Giardini n°204
  4. Sakuteiki, annotazioni sulla composizione dei giardini, a cura di Paola di Felice, ed. Le Lettere 2001 Firenze
  5. Renzo Piano, La città, tratto da "La responsabilità dell' architetto" Passigli Ed. 2002 Firenze
  6. L'utilizzo dei trucchi prospettici, da Armonie & Zen, De vecchi Ed. 2003 Milano
  7. Gilles Clement, Manifesto del Terzo Paesaggio, a cura di Filippo De Pieri, Ed. 2004 Qoudlibet Macerata


file word   1. G.Jekyll, Giardini grandi e piccoli

"La grandezza di un giardino ha ben poco a che fare con il suo pregio. Non è altro che una coincidenza legata alla situazione economica del proprietario. E' la grandezza del suo cuore, della sua intelligenza e della sua volontà a rendere il giardino delizioso o banale, a seconda del caso, mantenendolo noioso e privo di alcuna personalità, o avvicinandolo, per certi aspetti, a un'opera d'arte. Se una persona è dotata di una vasta conoscenza, le sarà più difficile trattare uno spazio piccolo che uno grande, perche dovrà compiere sacrifici maggiori; ma se è una persona saggia deciderà presto che cosa tralasciare e come trattare al meglio uno spazio limitato. Alcuni anni fa visitai un piccolo giardino di una villa alla periferia di un luogo termale sulla costa del sud. In mani qualsiasi ne sarebbe risultata una cosa del tutto banale, con le solite noiose combinazioni, e avrebbe mostrato i soliti penosi sintomi che tradiscono le cure del giardiniere di professione. Questo giardino misurava forse millecinquecento metri quadri, ma era uno dei giardini pin interessanti e gradevoli che mi sia mai capitato di vedere, dato che il padrone e la padrona di casa vi dedicavano una cura e una dedizione quotidiana, e godevano appieno dei felici risultati che riuscivano a ottenere. Il padrone aveva costruito con le proprie mani, in un lato dove era necessario un luogo più chiuso, degli alti muri grezzi, con spazio sufficiente per molte piante rocciose, riuscendo a far si che il muro si fondesse in maniera talmente ingegnosa nel giardino roccioso, da dare all'insieme l'aspetto di un giardino organizzato su delle rovine antiche. E it tutto era eseguito con un tale buon gusto che non risultava nulla di stridente o forzato, e ancor meno di grossolano, anzi tutto era naturale, piacevole e grazioso, e al tempo stesso l'aspetto rigoglioiso delle piante rivelava al primo sguardo l'amore che il padrone riversava su di loro e l'ottima conoscenza dei loro bisogni. Nello stesso giardino c'era un'area cintata dove le Paeonia suffruticosa e alcuni dei rododendri orientali più rustici crescevano rigogliosi, e vi erano deliziosi pezzetti dl prato, e una bordura fiorita, e una macchia di arbusti, belli e al tempo stesso gradevoli, il tutto racchiuso in uno spazio ridotto eppure non stipato, in poche parole il giardino di qualcuno che era un sincero amante dei fiori oltre che un famosissimo botanico. Sarò sempre grata di avere avuto l'opportunita di vedere questo giardino perche mi ha dimostrato, in un modo che mai avevo avuto occasione di vedere, quanto si può fare in un piccolo spazio.


Un altro giardino, molto pia piccolo, che ricordo con piacere, era situato in una sorta di cortile circondato da case, in una citta di campagna. La casa alla quale apparteneva, una costruzione alquanto alta, era sul lato est, e per metà rivolta a sud; il resto era circondato da un muro alto circa tre metri. Di fronte alla casa il proprietario aveva costruito con blocchi grezzi di arenaria quello che serviva come laboratorio, per tre metri e mezzo lungo il muro e profondo circa due metri. L'entrata era costituita da un arco basso della stessa pietra grezza e immediatamente sopra un tetto in pendenza si congiungeva al muro che proprio in quel punto era stato leggermente innalzato. Il tetto era fatto di grandi lastre di arenaria appena sovrapposte una all'altra, con spazi e interstizi dove crescevano masse lussureggianti di felce dolce. La costruzione era stata dotata di un fondo di cemento per isolarla dall'umidità e la stanza riceveva luce da un lucernario posto in un lato che non si vedeva dal giardino. In uno degli angoli opposti, su una piccola porzione di tetto piano rivestito di lamine di piombo, a livello con la sommità del muro, era stata posta una vecchia giara dalla quale si riversavano masse di splendido nasturzio mentre la superficie vera e propria del tetto piano era stata trasformata in un giardino di borraccina. La cimasa arrotondata dei muri, e le giunture in vari punti (perche il muro era vecchio) erano rallegrate da fumaria gialla e da bocche di leone e ancora borraccina. Il giardinetto aveva alcuni gradevoli arbusti da fiore, ribes e lentaggine, un lauro e un mandorlo. Nell'angolo pia fresco e ombroso c'era una grotta artificiale di felci e una minuscola vasca. I1 resto del giardino, largo soltanto pochi metri, comprendeva un'aiola quadrata nel mezzo, e tutt'attorno un piccolo sentiero, poi una bordura profonda novanta centimetri a ridosso del muro, tutto circondato di bosso lasciato crescere abbastanza alto. Nell'aiola centrale erano state piantate rose da giardino e garofani, e amorini, e della Matthiola incana. Intorno vi erano piante e arbusti ben scelti, tutti sani e felici, benchè in un luogo alquanto limitato e senz'aria. Si era ottenuto il massimo da ogni singolo pezzetto di terra con estrema ingegnosita, ma l'ingegnosita era sempre diretta dal buon gusto, cosi che non vi era nulla che apparisse fuori posto o ammassato. E penso ad altri due giardini di dimensioni ridotte, entrambi lunghe strisce di terreno limitate da muri ai lati, i cui proprietari sono lieta di annoverare fra i miei amici: uno nel clima favorevole dell'isola di Wight, un piccolo giardino dove credo vi sia il numero maggiore di piante rare e belle raccolte in uno spazio ristretto che non in qualsiasi altro giardino delle stesse dimensioni in tutta l'Inghilterra; l'altro in una citta episcopale, che ora è soltanto un ricordo dato che il proprietario di quello che era uno dei piu bei giardini che io abbia mai visto si e trasferito altrove. Il giardino era di forma allungata e diviso circa a meta da un muro. La parte prospiciente la casa era un prato tranquillo, con un gelso e alcune bordure sagomate prossime ai punti in cui non ingombravano e non rovinavano in alcun modo il senso di pace che veniva dal prato. Poi un varco nel muro divisorio conduceva a un sentiero diritto fiancheggiato ai lati da una bordura di fiori. Suppongo vi fosse un orto dietro le bordure, ma non ne ho alcun ricordo, soltanto una vivida memoria di quella splendida massa di fiori brillanti. Mano a mano che si proseguiva l'immagine diventava sempre piu bella, soprattutto quando, verso la fine, si cominciava a sentire e poi si vedeva un corso d'acqua impetuoso, uno di quei ruscelli limpidi, rapidi, poco profondi dal fondo sassoso tanto amati dalle trote [...].


[..] Il giardino dovrebbe adattarsi al padrone e ai suoi gusti, esattamente come gli si adattano gli abiti; non dovrebbe essere nè troppo grande nè troppo piccolo, bensì comodo. Se il giardino è più grande di quanto egli possa personalmente gestire e progettare e seguire, allora non sarà più padrone ma schiavo, esattamente come l'uomo troppo ricco diventa schiavo della sua superflua ricchezza. E quando sento parlare di un grande posto con un orto di dieci ettari dentro le mura, mi sento mancare se penso all' assurda disparità che c'è fra questa persona e quelli che lo circondano, e alla enorme produzione di verdure commestibili, e mi ritrovo a pensare a quanta di questa verdura va dove sarebbe giusto andasse, o se invece la maggior parte vada a marcire negli scarichi; e come i compiti debbano essere suddivisi; e quanti interessi secondari molto probabilmente si intrufolino, e complessivamente quale peso di preoccupazioni e oggetto di tentazioni debb alla fine diventare. Il vecchio detto popolare "L' occhio del padrone ingrassa il maiale", è una grande verità; ma come può l' occhio umano ingrassare quell'enorme maiale di dieci ettari, con tutte le coltivazioni particolari e costose, i due o tre raccolti all'anno per non parlare di tutto il terreno riservato alle verdure delicate, le serre riscaldate, serre per le verdure, per le orchidee, per le viti, e quelle per gli ananassi, e per i fichi e strutture di vetro di ogni tipo e forma? Ma fortunatamente questi giardini mostruosi sono ben pochi, ne conosco, o ne ho visti, soltanto due e spero di non vederne un altro in vita mia. Non vi e nulla di più appagante del vedere un giardino ben progettato e ben organizzato di una grande casa di campagna, amato dal suo padrone che è dotato di buon gusto e ha una ragionevole quantita di tempo libero. Penso che la cosa migliore, in un posto simile, sia di avere ampi spazi erbosi, meglio ancora se continui tra loro, e se circondano i lati a sud e ad ovest della casa. Sto pensando a una casa di notevole buon gusto, ma non necessariamente a una di grandi dimensioni. Immediatamente adiacente alla casa, a esclusione di poche decine di centimetri necessari per una bordura di piante rampicanti, vi è un ampio viale, secco e liscio, perfettamente livellato da cima a fondo. Questo, in molte residenze, e quasi sempre con ottimi risultati, è sollevato di trenta-sessanta centimetri dal livello del giardino, e se l'architettura della casa lo richiede, è fiancheggiato da un muro sormontato da una balaustrata di mattoni e pietra lavorata. Gradini bassi e ampi conducono al tappeto erboso sia al termine del viale sia al centro di fronte alla casa, e piU sono ampi e larghi meglio è, e ai piedi del muro vi potrebbe essere una stretta bordura per alcune piante rampicanti che qui e là si solleveranno fino alla cimasa del parapetto. Non ritengo opportuno che le balaustrate di pietra o altri particolari architettonici ben definiti vengano sommersi da piante rampicanti, però dovrebbe esserci, diciamo, un Pyrus japonica o una Escallonia, e magari un gelsomino bianco, e se lo spazio e più ampio forse anche una vite Claret. Alcuni degli effetti migliori di questo tipo che abbia mai visto erano ottenuti là dove un cespuglio ben acclimatato, si ergeva diritto dall' erba senza alcuna necessità di bordura se non all' inizio. Il grande tappeto erboso cui penso si estende fino a una certa distanza dalla casa ed è limitato a sud e ad ovest da begli alberi; dopo, in lontananza, è tutto bosco spontaneo. Nei pomeriggi estivi, buona parte del prato è un' area fresca e ombrosa, mentre i tramonti invernali fanno capolino fra i tronchi degli alberi.[...]


[...] Secondo me, un giardino non dovrebbe mai essere grande al punto di diventare faticoso: se si deve affrontare un'area molto estesa, è meglio adibirne a bosco una buona parte. Il bosco e sempre affascinante e riposante e perennemente bello, e poi vi è un tipo intermedio di bosco che dovrebbe essere sfruttato di più, quello a frutteto. Perche mai il frutteto viene relegato, come spesso accade, in qualche punto remoto fra l'orto e le stalle? A me piacerebbe che il prato, o il giardino dei fiori rustici, o entrambi, vi passassero direttamente attraverso da un lato, e coltivare uno spazio di parecchi ettari non necessariamente nel modo consueto, con i soliti alberi da frutto disposti a sette metri e mezzo di distanza in filari diritti (anche se in molti luoghi i filari possono essere la soluzione migliore), ma avere gruppi e perfino macchie di piante come i nespoli e le mele cotogne, Malus baccata, Malus spectabilis, susini, prugne, sorbi, e sorbi degli uccellatori, oltre a meli, peri e ciliegi sia in albero che in cespuglio. Poi viali di noccioli della variety Filbert e Coryllus avellana grandis, e negli spazi piu aperti grovigli o boschetti delle numerose belle piante cespugliose imparentate alla famiglia del melo e della susina: Cydonia e Prunus triloba e Crataegus di molte variety (alcuni sono cespugli alti o alberelli con frutti bellissimi); e il prugnolo selvatico il quale, nonostante sia un susino, e imparentato in maniera cosi stretta al pero che vi si possono innestare le pere. E poi cespugli di more, soprattutto la qualità a foglie sfrangiate, di crescita molto libera e generosissimi di frutti. Chissà poi perchè questa bella pianta locale e quasi sempre venduta nei vivai come rovo americano. Se mi sto sbagliando sarei felicissima di essere corretta, ma secondo me è soltanto una varietà del locale Rubus affinis. Ho provato le migliori variety americane e, a eccezione di un anno in cui ottenni alcuni bei frutti dal Kittatinny, sono state un fallimento totale, mentre invariabilmente quando trovavo persone che mi dicevano che i loro cespugli di more americane avevano fruttificato bene, ho sempre scoperto alla fine che si trattava della varietà a foglie sfrangiate. Alcuni membri della grande famiglia che comprende le rose, le mele e le susine, diventano alberi molto alti, e nel mio frutteto spontaneo vengono sistemati nei punti pin lontani. Il pado (Prunus padus) diventa un albero di enormi dimensioni. Un sorbo degli uccellatori può avere a volte un tronco di sessanta centimetri di diametro e una chioma di proporzionale grandezza. La varietà americana, il suo parente più prossimo, ma con foglie più grandi e con masse ancora più abbondanti di bacche, è un nobile alberello; e non ci si dovrebbe scordare del nativo sorbo montano (Pyrus aria), e si dovrebbero riservare dei luoghi scelti all'Amelanchier e al delizioso melo da fiore (Pyrus malus floribunda). Per concedere il debito spazio ed effetto a tutte queste buone piante il mio frutteto dovrebbe coprire un bel po' di ettari, ma ogni anno sarebbe sempre pin rigoglioso e produttivo. L'erba dovrebbe essere lasciata spontanea e si dovrebbero piantare innumerevoli narcisi e primule gialle se il terreno è forte. L'erba sarebbe tagliata e trasformata in fieno in giugno, e forse tagliata ancora una volta verso la fine di settembre. Sotto i noccioli ci sarebbero delle primule e le varietà da giardino di muscari, di violette Dente di cane, di mughetti, emagari di bucaneve, o qualsiasi piccolo bulbo da fiore che meglio soddisfi i gusti del padrone. Un simile frutteto, ben composto e raggruppato con buon gusto, sempre con quell'indispensabile qualità che chiameremo un buon "disegno", non sarebbe soltanto fonte di inesauribile piacere per gli abitanti del luogo, ma ache una preziosa lezione per chi lo visita, perche dimostrerebbe il valore dei modi semplici e sensati di usare determinate classi di alberi e cespugli affini, e di usarli con la chiara intenzione di ricavarne il meglio, invece del consueto insignificante modo di piantare. Questo, in nove casi su dieci indica o ignoranza o trascuratezza, perchè colui che pianta non è sufficientemente interessato da indagare su cosa è meglio fare, ed è soddisfatto di un miscuglio casuale di arbusti, come vengono offerti nelle svendite dei vivai, o per scelta del vivaista. Non ho alcuna intenzione di condannare ogni coltivazione mista, soltanto il modo di piantare stupido e ignorante. Non tutte le persone ricavano piacere dalle stesse; e ho e in mente quattro giardini, tutti di estremo interesse, nei quali la coltivazione è sempre mista; ma in questi casi la combinazione a costituita da ingredienti ammirevoli, raccolti e situati secondo i meriti individuali e una passeggiata in uno qualsiasi di questi luoghi in compagnia del proprietario è un piacere e un privilegio difficilmente stimabile. Quando il giardino è talmente grande da permettere delle coltivazioni sperimentali con notevoli quantità di una sola buona cosa alla volta, anche se non c'e alcuna intenzione premeditata di piantare a fini estetici, il fatto che ci sia un numero sufficiente di piante che danno luogo a grandi aggruppamenti, e che si copra una certa estensione di terreno, in molti casi produce dei risultati eccellenti.


[...] Nonostante fosse un giardino il cui scopo principale consisteva nel tentare e nell'esperimentare, mi ha lasciato nella mente due immagini, fra molte altre di minore importanza, di bellezza vegetale che mi accompagneranno finche vivò: una è un'immagine autunnale e l'altra e primaverile — la siepe di Rosa rugosa piena di frutti e una piantagione di Primula denticulata. Le primule eranoi in un pezzetto di terreno piano, proprio ai margini esterni e interni del boschetto di noccioli. Le piante erano sia raggruppate che leggermente sparse, proprio come agisce la natura (forse crescevano direttamente dai loro semi). Erano superbamente belle e rigogliose nella terra un po' torbosa e quasi acquitrinosa, le belle foglie di colore brillante e di una grandezza che denunciavano una perfetta salute e vigore, e le grandi corolle di fiori di un lilla puro sorrette da robusti steli alti quaranta centimetri . Non ho mai visto primula più bella e più felice. Poichè l'ammiro moltissimo, per questa pianta faccio tutto quello che posso nel mio arido terreno collinoso; ma le condizioni del mio giardino non mi consentono nemmeno di avvicinarmi ai risultati ottenuti dalle piante di Wisley; però ho conservato gelosamente quella lezione, fra le molte altre che ho portato a casa con me da quel buon giardino, e non manco mai di suggerire un trattamento simile quando vedo una dimora analoga per queste piante in altri luoghi. Alcuni fra i giardini pia deliziosi del mondo sono quelle piccole strisce di terra sul davanti dei cottage prospicienti la strada. Possiedono un fascino tenero e semplice, che si cerca invano nei giardini di maggiori pretese. E sembra che i vecchi fiori da giardino sappiano che li vengono visti nella loco luce migliore; perche in quale altro luogo si possono vedere tali violacciocche, o margherite, o cespugli di roselline bianche; tali masse fitte di piselli ornamentali perenni, o simili bordi fioriti di Dianthus caryophillus, o di statice, o di sassifraga ombrosa? Fra le moltissime richieste di consiglio su come disporre un giardino, ricordo una delle prime che ricevetti e che era di particolare interesse. Si trattava della cassetta da davanzale di un apprendista che lavorava in fabbrica in una delle grandi città industriali del nord. Egli aveva messo un annuncio in un giornale specializzato, nel quale diceva di volere un minuscolo giardino , il più interessante possibile, in una cassetta da davanzale; non sapeva assolutamente nulla — c'era qualcuno che poteva aiutarlo con qualche consiglio? E cosi il consiglio venne spedito e la cassetta preparata. Se ben ricordo la dimensione era novanta centimetri per venticinque. Un po' pia tardi la posta gli portò piccole piante di Sassifraga e di sassifraga argentea, e alcuni piccoli bulbi. Furono inviati alcuni sassi, perche doveva diventare un giardino roccioso, e ci dovevano essere due colline di altezze diverse con la cima rocciosa, e una vallata con un versante soleggiato e uno in ombra.[...]
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file word   2. Intervista a Pietro Porcinai


Qual’ è secondo lei il giardino ideale?
Quello che, purtroppo, non si riesce mai a realizzare. Ma quali sono gli elementi indispensabili per ottenere un bel giardino?
Il vero giardino intanto non distrugge, ma valorizza it terreno. La fitosociologia studia come le piante si associano fra loro, perchè anch'esse hanno simpatie e antipatie. E soltanto se sono in sintonia il risultato è di vera bellezza. Non basta piantare qualche albero dove capita, per avere un bel giardino. Lei sostiene l'idea del giardino inteso come verde organizzato? La natura con tutti i suoi innumerevoli organismi tende a un' unità e a un' armonia che la scienza non è ancora arrivata a poter decifrare. Un'intuizione che ho avuto da tempo e questa: il caos e il più grande ordine. In natura tutto avviene cosi. Nell'universo c'e un grandissimo equilibrio, ma basta il vento prodotto dalle ali di una zanzara per modificare 1'ambiente: è tutto perfettamente organizzato. Se basta un soffio per distruggere l'equilibrio naturale, anche l'equilibrio dell'uomo è gravemente minacciato? Ma certo. Basta pensare a come l'uomo interferisca sulla natura con mezzi terribili, e si spiega come anche l'organizzazione della nostra società è tutta contro natura. Lei si è occupato anche di urbanistica. Perche il verde pubblico è cosi trascurato e perchè le nostre città sono così povere di spazi verdi? Perchè la nostra classe dirigente e politica non è preparata ad affrontare questo problema, come invece lo erano i grandi del passato.[...] Come mai non esiste da noi una civiltà del giardino, mentre esiste, ad esempio, in Inghilterra? Un tempo in Italia gli artisti erano valorizzati dalla cultura e dalle esigenze dei cornmittenti. Oggi questo fenomeno rivive forse in altri campi, come la moda e il design, perchè le industrie hanno capito che attraverso l'opera di certi artisti vendono di più. Ad ogni modo, le tre figure fondamentali sono, come nei tempi passati, il committente, l’ artista, l’ esecutore: se uno dei tre non funziona, non c’è risultato. Pare che l'interesse per il giardino sia coinciso con il boom del benessere: secondo lei, chi oggi in Italia vuole avere un giardino lo fa perchè ama la natura o piuttosto perchè desidera uno status symbol?
Molti cercano il giardino soltanto come status symbol, ma io non amo questo tipo di persone. Mi è capitato spesso, anche recentemente, di rifiutare lavori per evitare compromessi. Com’è, in genere, il committente italiano? E’ preparato? Ci sono committenti molto sensibili e intelligenti che hanno un'intenzione, un feeling per le cose belle. Di persone così dotate, fortunatamente, l’ Italia è ricca. Inoltre possiamo vantare artigiani unici al mondo, perchè hanno una tradizione di secoli alle spalle. Lei ha lavorato molto all’ estero?
SI, ho avuto occasione di lavorare dal Circolo Polare Artico all' Equatore: posso quindi affermare che sui miei giardini non tramonta mai il sole. Molti incarichi li ho accettati non per denaro ma perchè mi interessava conoscere ambienti e visitare paesi. E riuscito a creare il verde anche in pieno deserto. Come ha fatto?
E’ la cosa piu semplice che si possa fare: basta avere l’ acqua. E di acqua ce n’è dappertutto, anche dove di solito piove.[...] Dal lavoro ha avuto delusioni?
Tante. Spesso, quando c’è una persona di fantasia, un artista che ha qualcosa da esprimere, gli “scarsi” che si annidano negli enti pubblici lo demoliscono perchè non vogliono che si affermi. Perfino Le Corbusier e Frank Lloyd Wright si videro bocciare alcuni dei loro progetti. Sono convinto che anche la burocrazia è contro natura. E in Italia, purtroppo, ogni azione prima di essere compiuta richiede almeno una domanda in carta bollata! Qual è, per fare un esempio, una delle sue battaglie perdute?
Uno dei miei sogni era quello di poter trasformare la Villa Rondinelli in un centro per artisti, un punto d'incontro, un modo per scambiarsi idee, esperienze, opinioni, un po' come avveniva nei giardini rinascimentali. Non sono riuscito ad attuare le mie idee, perchè non ho trovato gli sponsor e ho invece trovato mille ostacoli burocratici. E di soddisfazioni ne ha avute? Qualche battaglia l'ho vinta anche in Italia, ma è all'estero che ho avuto più soddisfazioni. Mi sono occupato, ad esempio, del trasferimento dei templi di Abu Simbel in Egitto, quando ero membro della Commissione all'Unesco. Qual è stato, fra i tanti, l riconoscimento che le ha fatto piu piacere? Quello che ho ricevuto nel '79 dall'Accademia di Belle Arti bavarese; un' onorificenza che mi e stata conferita soprattutto per le battaglie perdute. E mi piacque moltissimo come venni definito da Friedrich Ludwig von Sckell nella laudatio: "Un samurai che combatte pur sapendo di non vincere". (Da Le interviste di AD, a cura di Alessandra Burigana, in "AD", marzo 1965.)


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file word   2. Il giardino roccioso di un socio piemontese dell'ADIPA (testo e foto di Paolo Contini)


"Quando si dispone di un terreno in pendio ben soleggiato, preferibilmente rivolto a sud oppure a sud-ovest la tentazione di realizzare un giardino roccioso sorge quasi spontanea, anche se poi, posti di fronte alle difficoltà pratiche, molti di not si scoraggiano e abbandonano I'idea. In questo modo, però, rinunciamo a una delle sfide più affascinanti e coinvolgenti che un giardinista amatoriale possa affrontare nel corso della sua vita. Se e vero che it giardino, in generale, è una rappresentazione ideate e fantastica dell'ambiente naturale, si può aggiungere che il rock garden (per dirla all'inglese) non è che un tentativo d'imitazione delle formazioni rocciose esistenti in natura,là dove le intriganti piante alpine la fanno da padrone. Per raggiungere lo scopo, tuttavia, occorre lavorare molto, di testa ancor prima che di braccia. [...] Le piante alpine, infatti, sono un po' come certe signore sofisticate, che ti regalano molto sul piano dell'estetica, ma che sono anche esigentissime sotto ogni altro aspetto. Se non vedono soddisfatte le condizioni necessarie e sufficienti per la sopravvivenza, le alpine scompaiono in pochi giorni davanti ai nostri occhi increduli e smarriti.


In estrema sintesi, in primo luogo si dovrà sistemare sul pendio una serie di massi e rocce, posati su un profondo zoccolo di suolo ghiaioso e sabbioso, tale da assicurare un sito fresco, umido ma soprattutto perfettamente drenato, solo allora sarà possibile pensare di mettere a dimora le nostre specie preferite, ovviamente ricordando una lunga serie di condizioni di base: acidità del suolo, direzione dei venti, prevenzione delle infestanti e cosi via. Tutta questa, peraltro, è solo teoria, quindi sembra necessario passare ad argomentazioni piu concrete. [...]



Creata l'ossatura dei muretti e del passaggi tra le aiuole, si poneva il problema di cosa piantare, tenendo conto che i terreni d'Ivrea sono piuttosto acidi. Dopo aver messo a dimora le piante piu comuni e avendo constatato che molte morivano se non venivano annaffiate quasi tutti i giorni, causa della scarsa profondità della terra, alcuni anni fa egli si orientò verso i tassi, i ginepri e le tuie che si mostrano particolarmente resistenti alla siccità. In seguito, la passione perle conifere a lenta crescita lo portò a collezionare Chamaecyparis, cedri, abeti, cipressi, pini: per i quali furono predisposte buche un pò più ampie. In tal modo, il numero di conifere "nane" (e in non pochi casi anche rare) è arrivato a superare le cento unità. Un altro grosso problema estivo erano le erbacce che spuntavano tra una pietra e l'altra: un vero flagello da fare star chini per tutta l'estate. La soluzione fu di piantare sul bordo d'ogni muretto ciuffi di Phlox subulata. Provare per credere: non un filo d'erba riesce a filtrare gli spessi cuscini formatisi, nel corso di pochi anni, grazie a provvidenziale perenne, che oltretutto in marzo-aprile regala una generosa fioritura persistente per oltre un anno e mezzo. Nel tentativo di prolungare tale fioritura, altre erbacee perenni furono inserite tra le conifere, ponendole in secondo piano rispetto ai cuscini di Phlox, scegliendo quelle di almeno mezzo metro d'altezza perche fossero ben visibili a distanza. La ricerca prosegue ancora adesso ed e rivolta a piante dal fogliame grigio e glauco che creano contrasti piacevoli sul verde o giallo-oro delle conifere, quali Senecio cineraria, Santo-lira chamaecyparissus, Stachys lanata, Artemisia ludoviciana e A. stelleriana,che purtroppo non hanno una gran fioritura pur essendo rustiche e resistentissime alla siccità. [...] Altri suoi fiori prediletti e resistenti sono i verbaschi dalle maestose spighe gialle, che egli lascia disseminarsi a volontà, dopo averli introdotti prelevandoli dai bordi delle strade, così come il comunissimo Echium vulgare dalla bella spiga blu e la magnifica Gaura lindheimeri col suo aspetto di fontana bianca in fioritura da giugno ai geli."


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file word   3. Sakuteiki, antico trattato giapponese sui giardini

"Tutti i giardini del mondo (cinesi, giapponesi, indiani, iranici, arabi, europei...) sono artificiali; però in quelli cinesi e giapponesi, ma soprattutto in quelli giapponesi, la mano dell'uomo non si deve vedere. Gli altri giardini del mondo celebrano il dominio dell'uomo sulla natura, quindi si presentano con disegni geometrici, con simmetrie ottenute grazie alla ferrea disciplina delle piante raccolte in aiuole, vasi, bordure, spalliere, degli alberi allineati in viali , delle acque fatte zampillare da fontane o raccolte in vasche, e si ornano di statue che sottolineano ancor più la presenza regale dell'essere umano. I giardini della Cina e del Giappone mirano alla fusione dell'uomo nella natura, quindi sono deliziosamente disordinati ed asimmetrici, ricchi di sorprese e di angolazioni impreviste. La mano dell'uomo c'e, ma deve restare del tutto nascosta. Il risultato finale deve somigliare ad uno spazio incantato della natura, dove gli elementi più squisiti del paesaggio, sassi, alberi, cespugli, acque, si siano radunati casualmente per la delizia e l'ispirazione del visitatore. I fiori sono ammessi, ma non in misura maggiore di quanto si potrebbe riscontrare negli stessi luoghi prima dell'avvento dell'uomo. I giardini dell'Occidente sono splendidamente antropocentrici, quelli del Giappone rigorosamente naturocentrici.


[...]Da un'attenta lettura del Sakuteiki si evincono gli elementi fondamentali dell'estetica giapponese, le coordinate a partire dai quali verrà indirizzata la sua evoluzione successiva. In primo luogo l'atteggiamento ricettivo ed interattivo nei confronti del mondo naturale, derivante dal principio di mutua determinazione dell'uomo e del suo ambiente ed al quale è legata la preferenza per l'asimmetri. La riproduzione paesaggistica, che costituice il fulcro dell'estetica del giardino, ha come principale intento l'effetto di immensità In un piccolo spazio. Questa caratteristica, esaltata dalla progressiva riduzione delle dimensioni dei giardini nelle epoche Kamakura e Muromachi, è a sua volta in rapporto con le esigenze poste dalla coltivazione spirituale. L'immensità spaziale ha un corrispettivo spirituale e rappresenta uno stimolo all'ampliamento del proprio spazio interiore, equivalente alla presenza della dimensione cosmica nel livello quotidiano della vita. [...]Il giardino giapponese è essenzialmente ricreazione del paesaggio naturale e presuppone la coltivazione di una forma di spontaneità che permetta all'essere umano di operare secondo le stesse mistiche leggi che regolano gli elementi naturali. E frutto di una percezione contemplativa del paesaggio e dei ritmi del flusso di energia universale che lo costituisce, determinando l'organizzazione delle sue componenti1. All'atto percettivo, affinato attraverso una disciplina interiore, si accompagna una compenetrazione tale da consentire di concentrare ed intensificare l'effetto estetico in modo corrispondente ai requisiti dellla riproduzione in scala ridotta. Ne deriva un rapporto intrinseco con la pittura di paesaggio, al punto che i giardini possono in molti casi essere considerati realizzazioni tridimensionali degli scenari naturali dipinti ad inchiostro.


[...]I paesaggi trattati nel Sakuteiki hanno caratteristiche estetiche analoghe a quelle che si trovano nella pittura Yamato, nella poesia classica e nei diari dell'epoca. Una delle peculiarità dei giardini giapponesi è la frequenza a l'accuratezza dei paesaggi marini, frutto dell'ambientazione naturale dell'arcipelago. I più rappresentativi sono le rive, o spiagge di ciottoli e le coste aspre e rocciose. Oltre a paesaggi generici, marini, fluviali, lacustri, collinari o montani, si afferma assai presto l'uso di riprodurre paesaggi celebri (meisho), documentato gia nei giardini dell'epoca Heian anteriore, dei quali si parlerà in seguito. La disposizione degli elementi in un giardino varia secondo il modo di fruizione. I principali sono il punto di vista fisso, dall'interno di un edificio, che corrisponde alla tipologia `illustrata nel Sakuteiki: il punto di visl mobile, ovvero una serie di punti di vista privilegiati dai quali la visione si attua comunque da fermi, e la veduta in movimento, che diventerà prioritaria nell'organizzazione sequenziale del giardino del tè ed in quelli da passeggio dell'epoca Edo. [...] Per la composizione di un giardino', è necessario anzitutto assimilare profondamente alcuni principi generali. Si procedera a seconda della conformazione del terreno e della forma del lago, usando accorgimenti' appropriati ai vari luoghi, tenendo presente gli scenari naturali e richiamando alla mente l'aspetto particolare di ciascun paesaggio. E' necessario prendere a modello le opere dei grandi maestri del passato e, tenendo in considerazione l'opinione del proprietario, apportarvi il contributo del proprio gusto e della propria sensibilità. Bisogna procedere con un'attitudine docile e ricettiva, studiando attentamente i paesaggi famosi delle varie province, facendone propri gli aspetti piu interessanti ed ispirandosi ad essi nell'ideazione."


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file word   5. Renzo Piano, La città

CASSIGOLI - Da architetto come immagini la citta?
PIANO - Come architetto puo essere ancor più difficile dirlo perche se costruisci una cosa brutta resta non solo alla tua vista, ma alla vista di tutti. Come architetto devi stare molto attento. L'architettura è pericolosa. Anzi, è un'arte socialmente pericolosa, perche l'architettura e imposta a tutti. L'architettura impone una immersione totale. Non sei uno che scrive musica, o una commedia. La presenti alla prima, ha successo o non ha successo, è un problema tuo. Come uno che dipinge un quadro: può piacere o non può piacere ma nessuno lo puo imporre. Una brutta musica, insomma si può non ascoltare o un brutto quadro si puo anche non guardarlo, ma un brutto palazzo è lì di fronte a noi e lo vediamo per forza. E questa e una responsabilità pesante anche per le generazioni future, resta fisicamente. E qui veniamo al punto. C'e chi mi ha criticato per Potsdamer Platz, e devo dire che lo hanno fatto fin troppo poco. Ma anche se la città ha accolto molto bene il mio progetto di fronte ad alcune mie idee e a certi materiali. qualcuno, più o meno gentilmente, mi ha fatto notare che non si confacevano a Berlino, che è una città di pietra, e una città di sofferenza. Be', devo dire che io non sono mai riuscito a capire perche l'architettura, per essere una cosa seria, debba essere sofferenza. CASSIGOLI - L' hai ripetuto più volte: la città deve essere gioiosa. PIANO - La città deve esprimere gioia. Certo. si deve avere un approccio leggero; ostinato e leggero, dotato di sense of humour. Un approccio che introduca nella città la nozione della gioia. Questo ho inteso fare col mio lavoro per la Potsdamer Platz. Chi lo ha detto che una citta per essere vera, autentica, deve essere tetra? Una citta deve essere intensa, non grigia e pesante. Naturalmente ci vuole equilibrio, perchè la città non è neppure un villaggio pittoresco.
CASSIGOLI - Cos'e allora una citta?
PIANO - La citta e una stupenda emozione dell'uomo. La citta è un'invenzione, anzi: è l'invenzione dell'uomo! La citta non e un fatto virtuale, e un fatto fisico perchè è piena di umanità. La citta è un continuo divenire. Quando ho dovuto ristrutturare il vecchio porto di Genova, uno dei problemi da affrontare a stato quello del rapporto con la citta vecchia, cioè tra una struttura stabile, consolidata nel tempo e un'altra struttura flessibile fatta di gru e di navi che arrivano e partono da tutto e per tutto it mondo. Non si fabbrica un pezzo di città in cinque anni (ed e questo il problema che abbiamo dovuto affrontare per Potsdamer Platz), è come fare un bambino in nove settimane, invece che in nove mesi. Ci sono dei passaggi fisiologici ineliminabili. Una citta è per definizione `lenta', cresce omeopaticamente non chirurgicamente, ha dei tempi fisiologici lunghi. Una città non è disegnata, semplicemente si fa da sola. Basta ascoltarla, perchè la citta è il riflesso di tante storie. La città e fatta di case, di strade, di piazze, di giardini che sono lo specchio della realtà, ed ognuno di essi racconta una storia. CASSIGOLI - Certo, la città non è fatta solo di capolavori. PIANO - La citta è fatta `anche' di capolavori. Ma soprattutto e fatta da un tessuto che rispetta e rispecchia ognuna di quelle `storie', sempre diverse l'una dall'altra. Se tu cammini per le strade di Firenze, o di Siena, per i `carruggi' di Genova, i vicoli di Napoli o i `campielli' di Venezia ti imbatti continuamente in un capolavoro, ma è il tessuto di quelle città che e straordinariamente vivo e anche gioioso. Quel grande scrittore che era Italo Calvino ha scritto pagine bellissime nelle città invisibili. Ma in quella sua altrettanto bella prefazione ha scritto una cosa davvero importante e cioè, che anche nelle città infelici c'e sempre un angolo felice, che ti piace. Ed e quello che più importa. Mi spieghi, allora, perchè tu come architetto dovresti inseguire l'immagine infelice della citta? Solo perchè ti parla di Berlino? Perchè ti descrive Berlino? Ma Berlino è una citta gioiosa. Prova ad andare all' Europa Center di sera, o alla Kurfurstendamm, prova ad andarci anche stasera, che magari fa freddo, ci troverai la gente, ci troverai il mondo. I berlinesi sono abituati a vivere fuori, sono abituati ad un certo tipo di convivialità. Non per niente la grande eredità di Potsdamer Plazt non è solo il tram oi il primo semaforo, o cento di queste cose, ma è questo senso di gioiosità, questo sense of humour. Pablo Neruda ha detto che poeta quello che ha da dire, lo dice in poesia, perchè non ha un altro modo di spiegarlo. Io, che faccio l'architetto, la morale non la predico: la disegno e la costruisco.
CASSIGOLI - Con gioia e con allegria?
PIANO - Certo, con allegria ! Perchè una città deve essere demoralizzante? Perche? Tutto sommato, il bello della citta, in quanto invenzione dell' uomo, è l'essere luogo di incontri, di sorprese. Questo la rende gioiosa e allegra: l'essere imprevedibile luogo di incontri. La piazza! Un luogo dove la gente ama ritrovarsi, flaner, passeggiare, incontrarsi...
CASSIGOLI - Ma la citta esisterà ancora, o si perdera nella megalopoli senza forma o radici?
PIANO - E' la stessa cosa di quando mi chiedevi se continuerà ad esistere il libro. Ma certo che la citta continuerà ad esistere. Proprio perche e un'incancellabile invenzione dell'uomo. Capisci? E' questo il fatto destinato a restare. Adesso si continua a parlare della città cablata, della citta virtuale. Ma scordatelo: la città sara sempre un luogo pubblico. La città non è virtuale: è reale. La citta è un luogo di contaminazione, di contatto fisico, è un luogo di contatto reale. La citta è più di un insieme di strade, di piazze, di giardini, di palazzi, di persone, è uno stato d'animo. E' una straordinaria emozione. Una citta non è mai disegnata, si fa da sola: insomma, una citta "è", con le sue strade, la piazza, i mille luoghi dove si incontrano e si fecondano le differenze. Questo mi sembra importante: le differenze. E questo luogo non è virtuale, e un luogo fisico, un luogo di "struscio", di contatto... e di sorpresa! Si, anche di sorpresa. Un luogo dove non tutto è programmato. Anzi, dove nulla è programmato. Scendi in strada e incontri la gente. Incontri persone che conosci e ti imbatti in sconosciuti, che però entrano nel tuo mondo. La città, in questo senso, esisterà sempre. E' un'idea antica e moderna insieme; e se vogliamo, può essere anche molto moderna. A patto che non la distruggiamo. [...]
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file word   L' utilizzo dei trucchi prospettici

"Sfruttando gli effetti ottici creati dalla prospettiva potremo far apparire il nostro giardino più grande o più piccolo di quello che è in realtà o nascondere, e poi svelare, "catturandolo", il paesaggio circostante. Considerando lo spazio idealmente diviso in tre piani (primo piano, piano intermedio e sfondo) occorre disporre in primo piano piante e pietre pia grandi e sullo sfondo quelle più piccole, creando cosi l'illusione di ampliamento. L'effetto viene acuito se gli elementi sono più fitti e più dettagliati, dai colori pia vivaci o pia scuri in primo piano, pia radi, più chiari e sfumati sullo sfondo (ottimo per esempio il grigio-verde). Ad allargare lo spazio contribuiscono inoltre un sentiero o un ruscello che si restringono verso lo sfondo apparendo cosi pia lunghi. Se si "oscura" il piano intermedio con pietre o piante basse e arrotondate, si ha l'effetto di interrompere il collegamento tra primo piano e sfondo, facendoli cosi apparire ancora pia lontani. Se invece si vuole "ingrandire" uno stagno, e consigliabile occultarne un lato con piante o pietre o riporti di terra. Un altro metodo per modificare la prospettiva è la miniaturizzazione: gli elementi in scala ridotta, fanno sembrare più grande lo spazio e tutto ciò che lo circonda. Se invece lo scopo è quello di ridurre le dimensioni, per esempio per creare un maggior senso di intimità e di raccoglimento, si procede in modo contrario, per esempio disponendo sullo sfondo gli elementi più grandi o dai colori più vivaci. Per "catturare" il paesaggio circostante (con la tecnica dello Shakkei) si possono utilizzare altri accorgimenti: per esempio, piante alte collocate sullo sfondo quasi a nasconderlo, consentono di vedere il panorama attraverso i tronchi , come se appartenesse al giardino. Un' altro metodo è quello di utilizzare gli oggetti d'arredo: per esempio una lampada posta nel piano intermedio porta l'occhio dell'osservatore dal giardino al panorama sullo sfondo. L'effetto si acuisce se si utilizzano altri oggetti simili a una certa distanza l'uno dall'altro, in modo da accompagnare la vista verso il panorama. Se si ha la possibilità di creare piccoli rilievi nel terreno, si può sfruttare un effetto di eco nei ritmi ponendo nel piano intermedio pietre che riproducano su scala ridotta il profilo dei "monti" sullo sfondo. Muri e recinzioni, come pure finestre e pannelli scorrevoli, possono incorniciare il paesaggio come in un quadro."

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file word   Brani tratti dal Manifisto del Terzo paesaggio di Gilles Clement

DEFINIZIONI (Per Terzo Paesaggio Clement intende i: ) Rifugi per la diversità, costituiti dalla somma dei residui, delle riserve e degli insiemi primari. Il residuo deriva dall’ abbandono di un terreno precedentemente sfruttato. La sua origine è molteplice: agricola, industriale, urbana, turistica ecc. Residuo (dèlaissè) e incolto (friche) sono sinonimi.[…] Il carattere indeciso del Terzo paesaggio corrisponde ad un’evoluzione lasciata all’ insieme degli esseri biologici che compongono il territorio, in assenza di ogni decisione umana. Il Giardino planetario è una rappresentazione del pianeta come giardino. Il sentimento di finitezza ecologica fa apparire i limiti della biosfera come lo spazio concluso di ciò che è vivente.[…]
ORIGINE […] Se si smette di guardare il paesaggio come l’oggetto di un’attività umana subito si scopre(sarà una dimenticanza del cartografo, una negligenza del politico?) una quantità di spazi indecisi, privi di funzione sui quali è difficile posare un nome. Quest’insieme non appartiene né al territorio dell’ombra né a quello della luce. Si situa ai margini. Dove i boschi si sfrangiano, lungo le strade e i fiumi, nei recessi dimenticati dalle coltivazioni,là dove le macchine non possono. Copre superfici di dimensioni modeste, come le torbiere, le lande e certe aree abbandonate in seguito ad una dismissione recente. Tra questi frammenti di paesaggio, nessuna somiglianza di forma. Un solo punto in comune: tutti costituiscono u territorio di rifugio per la diversità. Ovunque, altrove, questa è scacciata. Questo rende giustificabile raccoglierli sotto un unico termine. Propongo Terzo paesaggio, terzo termine di un’ analisi che ha raggruppato i principali dati osservabili sotto l’ombra da un lato, la luce dall’ altro. […]
MANIFESTO […] -Facilitare la creazione di spazi di Terzo paesaggio di grande dimensione così da coprire l’estensione delle specie capaci di vivervi e di riprodurvisi. -Prevedere un accostamento tra residui e riserve per costruire territori di continuità biologica. […]

da pg.65 Gilles Clement in movimento, di Filippo de Pieri
Erbacce
Gilles Clement acquista il lotto di terreno destinato a diventare il suo giardino privato, nella Creuse, nel 1977. Il terreno è dimesso da circa una quindicina d’anni. E’ ricoperto da una vegetazione fitta e semiselvaggia, di grande ricchezza botanica. L’ incontro con il luogo segna l’inizio di una serie di sperimentazioni che, più tardi, saranno raccontate in Le jardin en mouvement, libro uscito in una prima edizione nel 1991. La sperimentazione consiste nel lasciare le cose come stanno. […]”La prima idea del giardino che si disegna è di rispondere al luogo spendendo meno energia possibile”. Sul luogo si possono già osservare “fiori, alberi, insetti, uccelli, tutti intrecciati in una concatenazione complicata e magnifica”. Non sarà possibile usare per il proprio giardino queste forze già presenti sul terreno? “ Come fare per andare il più “con”, il meno possibile “contro” la natura?”[…]
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